sabato 22 gennaio 2022

La Degustazione di Parigi del 1976


Un bellissimo articolo di Tina Caputo tratto dal sito: visitcalifornia.com sull'affascinante storia della degustazione al buio nel 1976 che cambiò per sempre il mondo della viticoltura.

Tendiamo a dare per scontato che la California produca vini di prim’ordine, nonostante i più importanti critici del mondo li includano tra i migliori vini mondiali, accanto il bordeaux, il borgogna e tanti altri. Tuttavia, questa situazione, oggi per noi così familiare, era molto diversa da quella che imperversava negli anni ’70. A quel tempo, infatti, persino la Napa Valley era trattata come un luogo di produzione di second’ordine dagli appassionati di vino—non è che fosse, quindi, considerata un granché.

Ma tutto cambiò il 7 giugno del 1976, quando il Time magazine pubblicò un articolo di quattro paragrafi che sarebbe diventato uno dei più importanti testi dedicati al vino statunitense mai scritto. Nascosto a pagina 58 della sezione Lifestyle della rivista, descriveva i risultati di una degustazione al buio organizzata a Parigi dal commerciante di vini inglese Steven Spurrier e dalla sua collega americana Patricia Gallagher.

I vini californiani avevano battuto quelli francesi sia per quanto riguarda i rossi, sia per quanto riguarda i bianchi, distruggendo la convinzione che solo in Francia si potessero produrre vini pregiatissimi.

I vini californiani avevano battuto quelli francesi sia per quanto riguarda i rossi, sia per quanto riguarda i bianchi, distruggendo la convinzione che solo in Francia si potessero produrre vini pregiatissimi.

Tale evento aveva fatto incontrare un gruppo di stimati giudici francesi per mettere a confronto i migliori vini francesi e californiani. I vini prodotti nel Golden State erano praticamente sconosciuti in Francia, solo poche caraffe ne venivano vendute a Parigi e nessuno avrebbe mai sperato in una loro vittoria.

Se non si fosse trattato di una giornata tranquilla dal punto di vista del flusso di notizie, il 24 maggio del 1976, ossia il giorno in cui questa manifestazione si tenne, il mondo non avrebbe mai saputo dell’ora famosa “Degustazione di Parigi”, riguardo alla quale tutti sono concordi ad affermare che si sia trattato di una svolta nella storia vinicola della California.

“Steven invitò tutti rappresentanti della stampa americana, britannica e francese a partecipare e tutti diedero forfait, me compreso,” racconta George M. Taber, che a quell’epoca lavorava come giornalista a Parigi. Tuttavia, poco dopo, ricevette una chiamata dalla Gallagher, che lo implorava di ripensarci.

“La degustazione era di un lunedì, e cioè il giorno più piatto della settimana,” dice Taber. “Per cui decisi di andare.” Fu l’unico giornalista a presentarsi.

Ma poi accadde qualcosa di incedibile: i giudici francesi non riuscirono a distinguere i vini francesi da quelli californiani, dando i punteggi più alti a due millesimati della Napa Valley: uno Chardonnay Chateau Montelena del 1973 e un Cabernet Sauvignon Stag’s Leap Wine Cellars, sempre del ‘73. Tra lo stupore generale, i vini californiani batterono i francesi sia nella categoria dei rossi, che in quella dei bianchi.


Questo fatto non solo lasciò di stucco i degustatori, ma diede il via a una rivoluzione che cambiò la percezione del mondo del vino riguardo alla qualità e al potenziale dei vini californiani e ispirò i produttori di vini di tutti il mondo a sfidare i preconcetti ritenuti tradizionali fino a quel momento.

Eppure, ci volle un po’ prima che la notizia si diffondesse. Warren Winiarski, produttore del vincitore Cabernet Stag’s Leap, non si emozionò più di tanto quando sentì la notizia per la prima volta. “Ricordo vagamente che doveva esserci stato un qualche tipo di degustazione per presentare i nostri lavori della Napa Valley,” racconta, “ma non sapevo chi fossero i sommelier, né che ci sarebbero stati anche vini francesi”.

Quando venne a sapere che il suo vino si era piazzato al primo posto tra i rossi, la sua reazione fu entusiasta. “Dissi, ‘Beh, sono contento,’ perché è sempre bello vincere una degustazione quando stai lanciando un nuovo marchio”.

Dopo che l’articolo di Taber venne pubblicato, tuttavia, e la notizia del trionfo della California si diffuse, tutto cambiò. In particolare, le richieste del vino vincitore aumentarono.

“La portata delle mie aspirazioni si elevò,” dice Winiarski. “Avevo realizzato il vino migliore che potevo, ma ora dovevo pensare a tutto in modo da ottenere il miglior vino possibile, visto che ora c’era una speranza di far conoscere i vini della mia terra.” 

“La portata delle mie aspirazioni si elevò,” dice Winiarski. “Avevo realizzato il vino migliore che potevo, ma ora dovevo pensare a tutto in modo da ottenere il miglior vino possibile, visto che ora c’era una speranza di far conoscere i vini della mia terra.” 


 Di sicuro, la Degustazione di Parigi  ha anche influenzato i viticoltori originari di terre anche più lontane della Napa Valley. “Ha incoraggiato ed ispirato i professionisti del settore che, fino a quel momento, pensavano di non poter sperare di raggiungere gli stessi livelli di quelli che, all’epoca, erano considerati i massimi produttori di vini del mondo,” dice Winiarski. “Ha fatto sì che provassero nuove responsabilità verso i loro prodotti, che adesso, ai loro occhi, aveva il giusto potenziale per raggiungere nuove vette nel panorama vinicolo mondiale, che tempo addietro nessuno avrebbe mai potuto immaginare.”

È stato solo 20 anni dopo la degustazione, mentre cercava un libro riguardo a questo argomento, che Taber riuscì a comprendere a pieno la portata dell’impatto che quell’evento aveva avuto.

“Girai il mondo per andare a parlare con i viticoltori,” ricorda, “e per chiedere loro, ‘Cosa sapete della degustazione di Parigi? Che tipo di impatto ha avuto su di voi?’ E ovunque andassi, fosse stato in Australia o in Nuova Zelanda, la risposta era sempre la stessa: “Ah sì, è stato un evento importante perché ci ha ispirati a pensare che se i californiani ce l’avevano fatta, potevamo farcela anche noi nel nostro paese”. È stato allora che mi sono reso conto che non si era trattato di una svolta solo per la Napa Valley, ma per il mondo intero” conclude Taber.

“Quarant’anni dopo si parla ancora della Degustazione di Parigi”, aggiunge Winiarski. “E se ne continuerà a parlare.”

Sia lo Stag’s Leap Wine Cellars che lo Chateau Montelena, situati rispettivamente a Napa e a Calistoga, sono ancora considerati due dei migliori produttori di vini mondiali. Lo Stag’s Leap, lungo il Silverado Trail, è stato istituito negli anni ’70 e offre bellissime viste sui vigneti circostanti; unitevi all’Estate Wine Tasting and Cave Tour per assaggiare il famoso Cabernet Sauvignon dell’azienda e, nel frattempo, esplorate la cantina sotterranea. Presso lo Chateau Montelena è possibile fare degustazioni direttamente dalla botte, giri guidati attorno al vigneto e un tour di 90 minuti dell’dell’azienda che include una degustazione del loro storico Chardonnay. 

martedì 4 gennaio 2022

La Storia del Vino

 


Ecco un breve ed interessante riassunto sulla Storia del Vino, dalle origini della vite fino all'Enologia moderna, un articolo tratto dal sito: www.quattrocalici.it  di Marcello Leder, buona lettura!!!

L’origine della vite.

Si dice che la vite compaia per la prima volta oltre 200 milioni di anni fa in varie zone del pianeta. I fossili più antichi del genere delle “Ampelidee” sono infatti stati ritrovati nel Caucaso ed hanno una datazione compatibile con questa teoria. In ogni caso, vari fossili testimoniano la presenza della vite nelle zone europee dov’è attualmente coltivata da almeno un milione di anni.

Circa 5.000 anni fa, nell’era conosciuta come Neolitico l’uomo diviene stanziale ed inizia a lavorare il terreno e a selezionare le varie specie atte alla coltivazione, tra cui la Vitis Vinifera Silvestris.

Tracce di coltivazione della vite e di anfore contenenti bevande che si suppone derivino da succhi d’uva e risalenti a varie epoche comprese tra il 5000 ed il 1000 a.C. sono state recentemente scoperte in vari siti, soprattutto in regioni dell’Asia minore (CaucasoMesopotamia), dove sembra nasca anche la vinificazione, databile al 4100 a.C. La Vitis Vinifera Sativa, ossia la forma addomesticata della Silvestris è comunque presente in quest’epoca in tutti i territori che si affacciano sul Mediterraneo.

Furono i Fenici a portare la vite e il vino in Grecia. Successivamente gli antichi Greci colonizzarono l’Italia meridionale (Magna Grecia), facendo arrivare la coltivazione della vite nella Penisola. La vitivinicoltura venne poi ripresa prima dagli Etruschi, poi dagli antichi Romani.

L’origine del vino

L’origine del Vino come bevanda deriva sicuramente dalla fermentazione spontanea dei succhi d’uva, in seguito elaborati e codificati in procedure che si sono affinate di generazione in generazione, col contributo di tutti i popoli che hanno abitato le aree idonee alla coltivazione della Vite, tra cui Greci, Etruschi e Romani. Ricordiamo che sia nella mitologia Greca che in quella Romana esistono Dei protettori delle Viti e del Vino (Dionisio nel caso dei Greci, Bacco per i Romani) e le proprietà inebrianti di questa bevanda hanno portato ad un culto che prevedeva celebrazioni (Baccanali) che a volte degeneravano in vere e proprie orge.

Il vino nell’epoca Romana

Sia come sia, è proprio ai Romani che si deve la diffusione della vite in quasi tutti i territori dell’Impero, ossia dove arrivavano le Legioni, e a loro si deve far risalire l’origine del Vino in vaste aree della Francia e della Germania. Inoltre proprio ai Romani, grazie alle vaste fonti documentali che ci sono pervenute, possiamo far risalire le origini della moderna Enologia, ossia la scienza che studia la produzione del vino. Lucio Giunio Moderato Columella nel suo “De Re Rustica”, già citato a proposito delle origini dell’Ampelografia, ci tramanda una vasta trattazione in materia, a partire dalla viticoltura per arrivare a pratiche di cantina concettualmente valide anche ai nostri giorni. Quel che più ci interessa in quest’ambito è il fatto che all’epoca fossero già codificati gli elementi base per la scelta delle aree idonee alla coltivazione della vite e delle qualità di vite più o meno idonee alla coltivazione in determinate zone.


Il vino tra il medioevo e il rinascimento

La decadenza della civiltà Romana, culminata nel 500 d.C. con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente ci porta nel Medioevo. In questi anni bui non ci sono state o perlomeno non ci sono pervenute sostanziali prove di progressi tecnici dal punto di vista agronomico ed enologico, ma la coltivazione della vite e la produzione del vino si è tramandata soprattutto grazie al fatto che questo assieme al pane, rappresentava e non solo simbolicamente, uno dei principali alimenti per le popolazioni dell’epoca. Il suo impiego nei riti Cristiani e l’opera di riscrittura degli antichi trattati da parte dei monaci ha fatto si che i principi dell’enologia e della coltivazione della vite venissero tramandati fino al Rinascimento.

Con il passare degli anni la selezione naturale e la mano dell’uomo porta alla definizione dei territori maggiormente vocati per la viticoltura e all’abbinamento tra zone e vitigni che costituisce l’oggetto di questo trattato.

E’ del ‘500 la lettera che Sante Lancerio, storico e geografo e bottigliere di papa Paolo III scrive al cardinale Guido Ascanio Sforza e che può essere definita il primo testo della letteratura enologica italiana. Vengono identificati 53 vini di pregio che vengono anche descritti dal punto di vista organolettico e degli abbinamenti col cibo, usando un approccio ed un gergo sorprendentemente attuali. Vengono citati nella lettera, tra gli altri, il “Rosso di Terracina”, il “Greco d’Ischia”, la “Vernaccia di San Gemignano” il “Nobile di Montepulciano”.

Risale al 1710 il decreto di Cosimo III de’ Medici che definisce e stabilisce i confini delle zone di produzione del Chianti, di Carmignano, di Pomino e di Valdarno di Sopra, denominazioni che troviamo pari pari nell’enografia contemporanea.

La fillossera

Il 1800 segna la nascita dell’agricoltura industrializzata e porta notevoli progressi anche in campo enologico. Camillo Benso di Cavour entra tra i protagonisti del BaroloBettino Ricasoli crea la “ricetta” del Chianti stabilendo le giuste proporzioni dell’uvaggio utilizzando vitigni coltivati localmente, John Woodhouse crea il MarsalaBenedetto Carpano il Vermouth aromatizzando il vino con zucchero e piante aromatiche.

fine secolo appare la fillosserainsetto importato dalle Americhe assieme a barbatelle locali al fine di ricercare un rimedio contro l’Oidio, un parassita fungino anch’esso di importazione americana. Si era notato infatti che alcune specie autoctone di Vitis Lambrusca (vite selvatica o americana) d’oltreoceano erano risultate particolarmente resistenti al parassita, in quanto laggiù non erano ancora diffusi i trattamenti a base di zolfo.  Assieme alle barbatelle venne quindi importato anche questo insetto che, cibandosi delle radici e non avendo antagonisti naturali in Europa, ben presto divenne un flagello quasi incontenibile che portò alla distruzione di più di un quarto del patrimonio viticolo europeo. La soluzione fu l’utilizzo della immunità radicale sviluppata da alcune specie americane, innestando la varietà europea su di un “piede” resistente all’insetto.

L’enologia moderna

All’inizio del ‘900 il panorama ampelografico Europeo, e quindi anche Italiano, subì un’evoluzione brutale. In pochi anni vennero selezionati i vitigni che più si prestavano alla coltivazione nelle varie zone e vennero create le relative barbatelle su piede americano, enormi superfici vitate vennero reimpiantate e cambiarono volto. Specie autoctone minori scomparvero, alcune per sempre. Specie d’Oltralpe con caratteristiche di idoneità a determinati ambienti vennero importate e divennero parte integrante del territorio e delle tradizioni. Si entrò così nell’epoca della viticoltura moderna.

Nel 1986 uno scandalo tutto italiano segnò un altro punto di svolta per la nostra enologia. L’utilizzo del metanolo per alzare la gradazione alcolica di vini di bassa qualità da parte di alcuni scellerati e le conseguenti decine di morti e cecità permanenti ad esso riconducibili, segnò un danno d’immagine per la produzione Italiana con conseguenze che all’inizio sembrarono irreparabili. In realtà questo era solo il segnale che il momento era arrivato per introdurre anche in Italia quelle norme ma soprattutto quell’amore per l’eccellenza in contrapposizione al volume produttivo che ancora separava, con poche eccezioni, la produzione Italiana da quella d’oltralpe.

Prima i vini Italiani più conosciuti el mondo erano il Lambrusco, il Frascati, la Valpolicella e il Chianti nei tipici fiaschi. Poi arrivarono Angelo Gaja con il suo Barbaresco, il Marchese Mario Incisa della Rocchetta con il Sassicaia, gli Antinori con il loro Tignanello. Eravamo entrati nell’epoca dei “Supertuscan” dello yuppismo e dell’ostentazione. Ma la svolta qualitativa era segnata. Al seguito di questi visionari precursori migliaia di produttori locali di dimensioni grandi e piccole, anche piccolissime, capirono che l’eccellenza è la chiave del successo.

Si è così arrivati, grazie anche a Veronelli, il cui lavoro aveva origini ben precedenti ma il cui culmine coincide con la creazione della sua casa editrice, proprio nel 1986, all’epoca delle Guide Vini, alla conoscenza diffusa, ai corsi per Sommelier, e alla fine, ad Internet.

Oggi sono soprattutto i piccoli produttori, molti dei quali potrebbero essere definiti come “garage winemakers”, a portare avanti la bandiera del territorio. Perché il vino è sicuramente enologia, ma soprattutto è il prodotto della vite, e le differenti specie con il loro radicamento nel territorio (i vitigni, per l’appunto) permettono poi di definire, tramite le denominazioni ed i disciplinari, il panorama enologico nazionale.

martedì 30 novembre 2021

Frizzanti Profumi Emiliani


 Vi piace il vino frizzante? beh allora questo è un vino che fa per voi.
Oinoe - la Città del Vino, è una Cantina situata sulle prime colline Parmensi (Guardasone di Traversetolo), un territorio soprannominato anche "Food Valley" per le sue eccellenze alimentari.
Una Cantina circondata da 50 ettari di terreno, di cui 23 a vigneto, che gode di un panorama veramente unico, dove poter fare una degustazione in terrazza ammirando il paesaggio e liberando la mente al piacere del vino.
Tra le numerose varietà di uve coltivate spiccano vitigni autoctoni, come il Lambrusco varietà Maestri e vitigni storici della viticoltura collinare parmense, come Barbera, Bonarda e la Malvasia di Candia Aromatica.
Un'Azienda che unisce la tradizione all'innovazione, sperimentando sempre nuove tipologie di vinificazione, come l'utilizzo delle Anfore e creando vini inusuali come un Sauvignon blanc frizzante, veramente curioso ed unico nel panorama vinicolo.


Ho avuto il piacere di conoscere questa Cantina, in uno dei tanti viaggi organizzati dall'Associazione Culturale "Bacco Per Bacco Italia", di cui ne sono socio fondatore ed organizzatore, un viaggio nei segreti enogastronomici della zona di Parma, visitando varie Aziende che producono prodotti di eccellenza italiana, come il Parmigiano Reggiano, l'Aceto Balsamico e chiaramente il Vino.
 Un'Azienda a tutto tondo, dove possiamo trovare una varietà di vini molto interessanti, sia della tradizione del luogo, sia del mercato internazionale, il vino che mi ha colpito maggiormente, oltre che al buonissimo Lambrusco, è la Malvasia di Candia aromatica in versione frizzante, un vino di profumi intensi ed avvolgenti, al naso sembra quasi un Moscato dolce, ma quando entra in bocca la sua effervescenza molto delicata , ci avvolge con sapori fruttati ed agrumati come pesca e albicocca, ed una equilibrata ma spiccata sapidità finale.

La canzone che ho scelto in abbinamento a questo favoloso vino è: "It's Ho So Quiet" di Bjork, una canzone che alterna dolcezza e ritmo sfrenato, esaltando al massimo la contrapposizione dei profumi delicati e la frizzantezza del vino.
La strofa sempre sottovoce accompagnata da una sezione di fiati molto lineare, ci avvolge nei profumi floreali e fruttati del vino, l'ingresso in bocca è esaltato dal ritornello sempre esplosivo, dove l'orchestra e la cantante danno il massimo in questione di volume e ritmo, in una esplosione di effervescenza e sapidità, il finale in un crescendo di volume e ritmo, ne esalta la favolosa persistenza in bocca.

Un abbinamento sonoro esaltante ed effervescente come il vino in questione, ideale per un aperitivo in compagnia, ottimo abbinamento sugli antipasti, o per un inizio di serata esplosivo, liberando ogni inibizione e tensione, dando vita ai nostri più grandi talenti.
Come al solito vi auguro una buona degustazione sonora, ma soprattutto Buona Vita!!!


mercoledì 27 ottobre 2021

Bollicine Empolesi


 
Ho già parlato in passato di questa favolosa Azienda in un post precedente intitolato "Una Perla Toscana", situata nelle colline Empolesi in un luogo incantevole, circondata da un panorama veramente unico ed incantato, dove possiamo fare una camminata in mezzo alle vigne seguita da una degustazione di vini di alta qualità.

Fattoria di Piazzano, una garanzia di eccellenza di queste zone, tra le loro varie tipologie di vino ci sono da segnalare vitigni autoctoni ed in purezza come: Ciliegiolo, Colorino e Sangiovese, sempre in purezza vitigni internazionali come: Syrah e Merlot, oltre che ad i vari Blend pluripremiati, senza tralasciare il loro favoloso Vinsanto Bianco, un vino liquoroso di grande intensità tramandato di generazione in generazione dalla tradizione toscana, ormai in pochi a produrlo per gli alti costi di produzione.

Devo essere sincero, tutte le volte che sono andato ad acquistare e degustare i vini presso questa Azienda, ho sempre pensato: "l'unica cosa che gli manca è una bollicina", detto fatto!!! signori e signore eccola, un Sangiovese rosato vinificato in metodo Charmat, un vino che va secondo me a completare la loro collezione, ponendo la ciliegina sulla torta.

Un vino di facile beva, con un perlage molto fine e persistente, profumi delicati e fruttati e mai troppo invasivo in bocca pur essendo un Sangiovese in purezza, il colore è di un rosato tendente al ramato molto accattivante, direi un vino per tutti quanti adatto sia per un brindisi come aperitivo, ma anche da degustare accompagnato ad antipasti sfiziosi o primi piatti delicati come risotti di pesce o verdure.


La canzone che ho scelto per l'abbinamento sonoro è "We Can't Stop" di Miley Cyrus in una cover di Robyn Adele Anderson dei Postmodern jukebox, una versione di una canzone pop rifatta in stile anni 50 veramente entusiasmante, dove il ritmo incalzante e ripetitivo del pianoforte e della batteria vanno a sottolineare il perlage fine e persistente all'interno della nostra bocca, mentre il contrabbasso con il suo intercalare di suoni caldi, ci ricorda l'intensità del Sangiovese, il coro con dolci sfumature carica di sapori intensi e fruttati il nostro palato, mentre la voce solista mai invasiva e predominante, molto delicatamente ci fa capire la facilità di beva e la sua freschezza.

Un grande vino apripista, adatto a qualsiasi palato da degustare in abbinamento a questa canzone, dove ne esalta tutte le sue qualità e soprattutto, apre la nostra mente positivamente alla piacevolezza del bere e all'allegria, richiamando ogni endorfina del piacere per trasformare il tempo in un momento indelebile della nostra giornata.

Sicuramente se vi trovate nei pressi di Empoli, passate a fare una visita in cantina, non fatevi sfuggire l'occasione di conoscere e degustare questi grandi vini, Rolando, Michela ed Ilaria saranno molto lieti di accompagnarvi nella visita guidata della loro Azienda e nella degustazione e descrizione dei loro vini, se poi volete creare veramente qualcosa di magico per un evento o un'occasione speciale, possiamo organizzare con il mio aiuto, una degustazione sonora all'interno della stessa cantina con i vari vini in abbinamento, per una esperienza sensoriale completa, dove vista, olfatto, gusto, tatto ed udito, interagiscono tra di loro esaltando al massimo la piacevolezza del bere, per una esperienza unica nel suo genere.

                                             BUONA VITA!!!


venerdì 24 settembre 2021

Il Sangiovese Maremmano


Il Sangiovese, un vitigno nobile, forte, generoso, amato in tutto il Mondo per la sua qualità dei tannini e tutte le sfumature aromatiche che riesce a donare ogni volta che lo beviamo, simbolo della Toscana e vitigno autoctono per eccellenza, dove nella zona della Maremma (quasi al confine con il Lazio), riesce ancora una volta a sorprenderci per il suo gusto imponente e l'infinita ricchezza di note fruttate.
La Cantina in questione denominata "Il Sassicaio", situata nell'antico borgo di Poggio Murella (GR), è un'Azienda familiare di poco più di 2 ettari, nata nel 1951 e tramandata di padre in figlio, produce ottimi vini nel pieno rispetto dell'ambiente, utilizzando esclusivamente vitigni autoctoni e pratiche di agricoltura biodinamica, volti ad aumentare le difese immunitarie delle piante escludendo l'utilizzo di prodotti sistemici. 


"La nostra è un'agricoltura sostenibile, cui seguono vendemmia manuale, pigiatura soffice e macerazioni equilibrate, il nostro obiettivo è quello di conservare intatti l'equilibrio e l'armonia delle nostre uve per poter portare in bottiglia un sapore autentico".


Autenticità e passione, contraddistinguono questo favoloso prodotto, nel rispetto di un territorio fantastico, dove mare e campagna convivono come due antagonisti, donando alla Toscana ricchezza, bellezza e tradizione contadina, in un contesto unico al mondo.
Il vino che ho scelto per la degustazione sonora è il "Lanciotto", che prende il nome dal fondatore dell'Azienda, un Sangiovese in purezza di elevata qualità, affinato in legno per 3 anni in una Tonneau da 350 litri, seguito da 6 mesi in acciaio prima dell'imbottigliamento.
Una esplosione di sapori, calore e presenza tannica, un vino che rispecchia pienamente il territorio dove nasce, esaltando a pieno tutti i sapori ed i colori di una grande Maremma.
Il brano musicale che ho scelto per questa degustazione sonora è una canzone di Johnny Cash "Hurt", semplicità e pulizia sonora ne esaltano la purezza del vitigno, l'intro country di chitarra acustica ci trascina visibilmente in quelle bellissime colline della Maremma, la voce calda e profonda del Cantante, esalta al massimo il calore alcolico ed i tannini presenti nel vino, i continui flussi dinamici della sonorità, esplodono nella nostra bocca in armonie variopinte di sapori intensi e fruttati, mentre il finale in un crescendo sonoro infinito, ci lascia in bocca una sensazione di persistenza profonda ed intensa, quasi da brividi sulla pelle.
Un abbinamento veramente unico ed irripetibile, che ci trascina con la fantasia in quei luoghi magici e caldi del sud della Toscana, un momento di riflessione profonda con noi stessi da degustare a fine serata, quando il tempo si ferma e la magia inizia.


lunedì 23 agosto 2021

Lost in a Glass


Ecco il mio ultimo singolo, ho voluto ironizzare (musicalmente) su un problema molto serio come l'Alcolismo, diffuso sempre dipiù tra i giovani dove confondono il divertimento con lo sballo, in una società sempre più remissiva e permissiva allo stesso tempo.



I got lost in a glass of whiskey and coke,

And now my life seems light and easy,

Women also look more beautiful,

And I’d like to kiss them all on the mouth,

All of this is fantastic and hilarious,

All my problem seem to no longer exist,

My head is spinning and it doesn’t stop,

I want to dance all night with everyone.

 I love this fantastic world,

Even if the bill is very expensive,

I can’t stop drinking my life,

And I don’t know who I’m anymore.

 Every day I struggle with myself,

I say that I can stop wherever I want,

I get angry with those who judge me,

But I don’t want to see another reality,

Another sip maybe will help me,

Now it’s all clear I need all of this

The only way to be happy again,

The only medicine for my soul.

 I hate this thirsty world,

Where every drop dries and burns my throat,

I can’t stop drinking my life,

Drowning the reality in a glass.

 I love this fantastic world,

Even if the bill is very expensive,

I can’t stop drinking my life,

And I don’t know who I’m anymore.



Mi sono perso in un bicchiere di whisky e coca,

E ora la mia vita sembra leggera e facile,

Anche le donne sembrano più belle,

E vorrei baciarle tutte sulla bocca,

Tutto questo è fantastico ed esilarante,

Tutti i miei problemi sembrano non esistere più,

Mi gira la testa e non si ferma,

Voglio ballare tutta la notte con tutti.

Amo questo mondo fantastico,

Anche se il conto è molto costoso,

Non riesco a smettere di bere la mia vita,

E non so più chi sono.

Ogni giorno lotto con me stesso,

dico che posso fermarmi dove voglio,

Mi arrabbio con chi mi giudica,

Ma non voglio vedere un'altra realtà,

Un altro sorso forse mi aiuterà,

Ora è tutto chiaro, ho bisogno di tutto questo

L'unico modo per essere di nuovo felice,

L'unica medicina per la mia anima.

Odio questo mondo assetato,

dove ogni goccia asciuga e brucia la gola,

Non riesco a smettere di bere la mia vita,

Affogando la realtà in un bicchiere.

Amo questo mondo fantastico,

Anche se il conto è molto costoso,

Non riesco a smettere di bere la mia vita,

E non so più chi sono.

venerdì 13 agosto 2021

Il Cashback illimitato di myWorld



Tutti quanti conosciamo il Cash Back di stato, ad oggi sparito in una bolla di sapone come tutte quante le buone iniziative intraprese dai nostri governi, anche se eravamo consapevoli dei suoi limiti di tempo e di tetto massimo sia per transazione di operazione che massimale da raggiungere, quasi tutti abbiamo aderito a questa iniziativa per recuperare una parte del nostro denaro speso, ed incentivare la nostra voglia di spendere del denaro intelligentemente, direi che anche se per breve tempo, è stata un'esperienza ottima dal punto di vista sia del consumatore (che si vedeva incentivato a spendere), che per gli imprenditori (che riuscivano ad aumentare il fatturato e la clientela).
Peccato però che almeno per il momento sia stato sospeso e forse annullato per sempre, visto le nuove manovre di governo in atto, secondo me era una buona idea per la nostra ripresa economica che poteva andare avanti almeno per i 3 semestri precedentemente stabiliti, ma se vi dicessi che esiste un sistema presente in quasi tutto il Mondo (55 Nazioni), dove poter fare shopping fisicamente nelle piccole, medie e grandi imprese ed addirittura online, che vi permette di ricevere indietro cashback (denaro) e shopping points (punti spesa da convertire in sconti), per ogni vostro acquisto?
NO non è uno scherzo, ma una realtà che esiste da quasi 20 anni, una tessera completamente gratuita, da usare all'interno di questo magnifico circuito internazionale, dove per ogni tuo acquisto, riceverai indietro dei vantaggi in denaro senza nessun limite di tempo e ne di spesa.

 

Se avete visto il video, credo che un pò di curiosità sia cresciuta in voi, io personalmente sono venuto a conoscenza di questo circuito non molto tempo fa, all'inizio sinceramente ero molto titubante e diffidente, ma poi con il tempo sono riuscito a comprendere il vero potenziale di tutto questo, poi visto che l'adesione è completamente gratuita e senza alcun obbligo o limite di tempo e spesa, ho detto perchè non provare?
 Direi che ad oggi sono veramente soddisfatto del risultato ottenuto, facendo le solite cose che facevo prima, riesco ad ottenere ogni giorno piccoli vantaggi economici, ed attraverso l'App di myworld, riesco a geocalizzare tutte le aziende intorno a me convenzionate dove posso fare i miei acquisti quotidiani.
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